go. go. smear the poison ivy.
•novembre 9, 2007 • Lascia un commentoThe beginning of the truth.
•ottobre 26, 2007 • Lascia un commentoThe art of ruin things.
•ottobre 9, 2007 • Lascia un commentoLe radici ca tieni
•ottobre 3, 2007 • Lascia un commentoDimentico sempre cos’è che mi porta fino qui. Sempre. Legami indissolubili che si fanno inesistenti all’istante. Ma che cosa cerchi? Che cosa speri di trovare.. Tutte le volte? Mi lascio avvolgere dal solito fottuto odore come ogni cosa qui. Mi lascio abbracciare. Mi lascio cullare. Almeno lui. Mi viene sempre incontro al mio arrivo.

e uscimmo a riveder le stelle
•agosto 31, 2007 • Lascia un commentopresi da nostalgie compulsive tentiamo di riesumare certe sensazioni
aprendo vecchie pagine scolorite.
infatti ieri è stato 5 anni fa.
ieri era il 2002,
sebbene vecchi amanti notino una luce diversa nei tuoi occhi
e ti trattino ormai come una sorella minore da accudire,
in un nuovo, strano, affettuoso modo.
cerchiamo nel passato un modo di tappare i buchi del presente
ma il passato è un liquido che non puoi trattenere per le mani,
scivola via, inconsistente, attraverso buchifessurespiragli.
però quel sole rosso alle 6 del mattino,
solo quello,
ti ricorderà che quella è casa.
e non avrai paura, mai, tra quelle stradine senza uscita.
aspetto un nuovo capitolo.
ma non inizia mai a scrivere, questo scrittore pigro
rimasto senza più parole,
senza più interesse o ispirazione.
continuo ad aspettare, comunque, di fronte a una pagina bianca.
arriverà il giorno in cui non avrò più bisogno di tornare indietro.
magari vado a cercare un po’ d’inchiostro
si sa mai.

Diario delle piccole cose
•agosto 31, 2007 • Lascia un commentoche per una rapida conseguenza di associazioni mentali mi fà cantare in testa
le parole di Lou Reed “You made me forget myself I thought I was someone else
someone good” come solo poche persone sanno fare.
E mi si piazza in testa l’immagine di Totoro e il suo enorme sorriso contagioso.
Stupida tenera innocenza infantile che fa sorridere sempre.
Anche se sorridere non vuoi.
C’è vento mentre cammino per strada e cade un vaso di fiori da un balcone esattamente davanti a me. Bastava poco, molto poco. C’è chi si è messo a urlare, ma che ha da urlare? a me non importa. Bastava poco, ma non importa. Guardo il tizio spaventato più di me e scrollo le spalle.
Continuo la mia strada. E’ andata bene ma chi se ne frega,
non posso morire io, sono immortale io, è la mia punizione.
Cammino su un letto di foglie gialle che scricchiolano ai miei piedi mentre il vento
mi lancia addosso fiorellini e io mi sento ancora una volta
protagonista del mio personale film nonsense senza spettatori.
Come se ci fosse sempre una telecamera invisibile a riprendermi.
Per un film che posso vedere solo io.
Mi sento bella a volte.
Mi sento speciale a volte.
Mi sento un mostro, molto spesso.
Siedo su una panchina davanti al mare e mi dico che in questo punto del film arriva sempre qualcuno a disturbare la protagonista, magari si siede e comincia a parlare del più e del meno, delle divisioni e delle moltiplicazioni fino ad arrivare, perchè no, alle derivate e agli integrali.
Guardo intorno, ma non arriva mai nessuno.
Sono la sola attrice in questo film, mi dico.
Cresce la consapevolezza che se stessi in bilico su un burrone non verrebbe nessuno a mettermi una mano sulla spalla e a portarmi via da lì.
L’eroe del caso direbbe “Ma che cazzo fai?
Sei una ragazza così carina.
Perchè una ragazza così carina è così sola?
Perchè una ragazza così carina è così triste?”
Ma non esiste alcun eroe del caso.
Vado al mare e mi scatto foto da sola.
Vorrei essere il mio soggetto fotografico preferito.
Vorrei fotografarmi sotto punti di vista che nessuno ha visto mai.
E affascinarmi ancora
Per quell’immagine che non posso essere io.
Intanto sempre più spesso cammino in mezzo a palazzi che mi crollano addosso.
A volte anche il cielo sembra abbassarsi fino a schiacciarmi.
A volte invece mi vedo diventare sempre più piccola fino quasi ad affondare nell’asfalto.
Mi aggrappo con tutte le mie forze a questi muri decrepiti,
ma alla fine non cado mai. E nemmeno i palazzi.
Riapro gli occhi e la normalità continua il suo passeggio, avanti e indietro, avanti, indietro, ripetitiva e non curante normalità.
Amo queste mie piccole cose, che mi costringono ad apprezzare nonostante tutto questo film.
Vedere gocce di luce scendermi addosso la notte dopo lavoro.
Sentire la sabbia che odora di trancinomulinobianco.
Odore di sangue.
Ce l’ho ancora sotto il naso il tuo odore di sangue.
Non se ne va più via.
Ho lavato la stanza mille volte con tutti i tipi di detersivi che ho trovato.
Ma sembra che quell’odore si sia impolpato nella stanza come nelle mie narici.
Odore di deperimento, di malattia,
di opportunità perse
e di destino beffardo.
L’odore della pioggia.
L’odore della mia pelle dopo la doccia.
Sono la mia amante perfetta.
Sono la più inguaribile delle egoiste.
Sono la mia scrittrice preferita.
Sono la mia lettrice più accanita.
Sono tutto quello che ho.
Certe volte vorrei concedermi a chiunque.
Mi dico che in fondo, chiunque mi volesse dovrebbe solo prendermi.
So che non servirebbe a nulla. Non riempirebbe quel che riempire non si può.
Ma sarebbe un metodo di distruzione nuovo e malato e affascinante.
Certe volte invece vorrei appartenere solo a una persona.
Donargli la mia anima, il mio corpo, il mio universo,
se solo li volesse.
Perchè ne faccesse quello che vuole.
Perchè ci giocasse. Li demolisse. Li uccidesse.
Almeno questa stupida anima, questo inutile corpo e questo illogico universo
avrebbero ragione di esistere.” se non dovessimo mai incontrarci in questa vita
so che l’intera mia esistenza è stata giustificata
dall’averti conosciuto “
Diceva. Più o meno. Una panchina di via Roma.
E parte un breve flashforward dai toni sfocati della protagonista che scrive quella frase a caratteri grossi di pennarello indelebile. Tra qualche mese o anno o, forse, tra qualche vita.
Ma può essere anche che tutto questo sia già accaduto da qualche parte.
O che non accadrà mai.
Morbosa dialisi.
•luglio 31, 2007 • Lascia un commentoI used to be the little girl,
-strange little girl-
tryin’ to fill up the empty sky
and make some light in obscurity.
But who is afraid of the dark?
Not me.
I don’t need this anymore.
I don’t need to make useless whishes
or blow out little stupid candles
or make soap bubbles…
they never reach the sky, you know, never.
They break with a breath of wind.
Always the wind. Fucking wind.
Who is waitin’ for a happy ending?
This is not a fairytale.
This is reality.
Bittersweet
and happysad reality,
as we used to say.
Even when it seems a dream.
That’s all.
I’ll continue to move through the days like a severed head that finishes a sentence.

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